Short reportage

COOPCA

Codroipo, 31 dicembre 2015

Io mi ricordo che una volta i supermercati facevano i supermercati, le poste facevano le poste, i bar facevano i bar, le banche facevano le banche, e così via. Le cose avrebbero potuto migliorare? Come no! C’è sempre spazio per migliorare.

Poi, un bel giorno, i bar erano diventati anche risoranti, i supermercati casseforti per la raccolta dei risparmi, le banche assicurazioni, le poste consulenti finanziari, e così via.

Da quel giorno le cose sono peggiorate parecchio. La “concorrenza” che avrebbe dovuto essere un volano per i consumi si è rivelata essere un boomerang per i consumatori. Tutti vendono tutto, ma nessuno sa cosa vende. I prezzi sono cresciuti, la qualità è morta per sempre. Interi settori dell’economia non esistono più. I lavoratori non sanno più chi sono, che lavoro fanno. Fare bene il proprio lavoro non significa più sapere, imparare ogni giorno, accumulare esperienza, pensare, riflettere, capire, studiare, avere coscienza e senso dell’etica, dare il meglio di sè e dare il migliore servizio possibile, costruire il miglior prodotto possibile, essere identificati e ricordati per il ruolo che si ha o si è avuto nella società, no.No, fare bene il proprio lavoro oggi, per chi ha scelto fingendo di non avere scelta di prostituirsi ingenuamente al Sistema, per poi essere divorato a sua volta, significa Vendere – Vendersi – Vendere, non importa cosa, come, perchè, a chi, obbedire devotivamente al Potere e non pensare, obbedire e non essere, non esistere.


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L’insegna luminosa dello storico marchio Coopca, più che centenario, oggi si spegnerà per sempre. Con essa non muore semplicemente una catena di supermercati, ce ne sono tante, muore un punto di riferimento, di ritrovo, un’altra parte di ideale comune, di fiducia, di senso di appartenenza, di comunità; muore un simbolo di una certa identità. Molti altri lo hanno preceduto, sbriciolandosi nel tritacarne vorace della globalizzazione, sacrificati alla logica spietata e illogica del profitto, funeralizzati con sontuosi banchetti mediatici. Ma ora che la dittatura incendiaria, il fuoco bulimico del nuovo Potere al potere, ha bruciato anche l’ultimo brandello di una ricchezza di plastica, effimera, ingannevole, apparente, ora che una nube acre ha invaso perfino gli alveoli profondi della piccola provincia italiana, togliendo respiro ad ogni possibile orizzonte, c’è da augurarsi che la cenere concimerà il seme di una nuova coscienza rivoluzionaria.

La modesta sollevazione popolare che c’è stata, da qualche settimana a questa parte, per scongiurare la chiusura del supermercato Coopca di Codroipo non è stato il reality show epilettico di una manciata di nostalgici. I ricordi sono ritornati dal passato per significare che  il modello di società che ha preso forma in questo presente non funziona – come dimostrato anche dalla sperequazione sempre più ipertrofica nella distribuzione della ricchezza – e che non ci sarà futuro in mancanza di una proposta alternativa sostenibile e soddisfacente. Ma è una sollevazione tardiva, un’altra volta, è un pianto di coccodrillo, un’altra volta. E’ un ululato solitario, di nuovo, perchè non hai mai vicino in questo genere di situazioni chi non è stato punto a sua volta da vicino.

Un istante prima della chiusura definitiva della Coopca di Codroipo è giunta la notizia che una società affiliata Crai si è aggiudicata all’asta l’avviamento del punto vendita. Vedremo.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/CoopCa

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/12/16/news/dipendenti-pronti-a-occupare-il-negozio-noi-non-chiudiamo-1.12629581?refresh_ce

http://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2015/12/31/coopca-dopo-110-anni-ultimo-giorno-per-storica-cooperativa_9d46b7c1-a380-4bdd-9206-77a87101fc66.html