Short reportage

Perdon da la Madone d’Avost

Il termine “sagra” ha origini latine e deriva da “sacrum (sacro)”, a significare che le sagre rappresentavano momenti di comunione fra gli uomini e la dimensione sacra, o sacrale, della vita. L’Italia è costellata ancora oggi di sagre, nelle quali è possibile imbattersi in ogni dove ed in ogni periodo dell’anno. Questi momenti di vera e propria festa popolare, ancorché declinati al presente, sono scanditi da una ritualità antica e tuttora pregna di una forte carica simbolica.



“Il perdono della Madonna d’Agosto”, questa è la traduzione del titolo scritto in lingua friulana, corrisponde al nome dato alla sagra di Santa Marizza di Varmo (Ud), che abitualmente si svolge nella settimana ferragostana e la cui giornata culminante e conclusiva, a base di tradizioni brillantemente sopravvissute ai decenni, quali la celebrazione della messa, la processione di Ferragosto e vari festeggiamenti con musiche, balli e prodotti tipici enogastronomici, è proprio quella del giorno 15 del mese.

Qui ne è riprodotta una piccolissima parte, la serata del 15 agosto appena trascorso, una serata dedicata ai festeggiamenti di piazza. Nonostante si tratti del momento, in apparenza, frivolo della festa, è quello dal quale traspariva vivo e pulsante un senso di comunità e di condivisione fuori dall’ordinario.

...

...

...

...

...

...

...

...

...

...

...

...

...

...


La chiosa degna e assolutamente peculiare dei concetti sopra espressi è stata il momento del gioco dell’Albero della Cuccagna.

In questo gioco i partecipanti devono cercare di raggiungere i premi appesi in cima ad un palo. Per rendere ardua l’arrampicata il palo viene cosparso di grasso sino a diventare scivolosissimo. Per accaparrarsi i premi, pertanto, ai partecipanti non è sufficiente la prestanza fisica, ma sono necessari il gioco di squadra e una buona dose d’ingegno.

Il gioco dell’Albero della Cuccagna ha tradizioni antichissime. Nelle comunità contadine, e per nulla opulente, di queste terre i premi erano rappresentati da generi alimentari, a significare la cuccagna (l’abbondanza estemporanea di cibo) conquistata con abilità, onestà e fatica.

Quest’anno la squadra era formata dai giovani del paese, che lo scorso anno avevano lanciato la loro sfida ai più anziani.

Carichi, entusiasti, orgogliosi, consapevoli solo in parte del momento irripetibile che stavano vivendo, i giovani hanno affrontato caparbiamente la scalata;

Tutta la gente del paese e molti altri dai paesi vicini li applaudivano ad ogni tentativo e li incitavano a gran voce;

Ad un certo punto giovani e anziani, sfidati e sfidanti, erano diventati una cosa sola;

Alla fine, i giovani non hanno raggiunto la cuccagna. Gli sfidati, anziché farsi beffe di loro, li hanno esortati con questo insegnamento: “Nella vita bisogna anche imparare ad accettare la sconfitta”.

_DSC0805

IL VALORE DELLA SCONFITTA

Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta.
Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce.
A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati.
A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo.
In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare.
A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde.
E’ un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco.
“Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…”

Pier Paolo Pasolini

Dedicato a Santa Marizza e alla sua gente: luoghi, persone. storie – e molto altro – a me carissimi.