Short reportage

Il moto della neve

Il mare della Croazia è diventato, in tempi relativamente recenti, un grandioso teatro naturale per le ferie estive di molti friulani e non solo.
Questa forma di turismo balneare ha conosciuto un andamento crescente a partire dalla fine delle guerre jugoslave che sono seguite, negli anni ’90, alla dissoluzione dell’omonima Repubblica federale, di cui il territorio della Croazia ha fatto parte sino al 1991.
A fare da scenario a questo pezzo di Adriatico sono quasi sempre le montagne, che tagliano centralmente la Croazia, fungendo anche da spartiacque con il bacino del Danubio. L’intera zona montuosa è rivestita per molti mesi all’anno da un copioso manto di neve, che nel periodo estivo genera una serie innumerevole di rapidi fiumi che riconsegnano l’acqua al mare.

Dentro a questo maestoso scenario montano, meno turistico e poco conosciuto, si cela la memoria delle stragi etniche che insanguinarono la krajina, lungo il confine con la Bosnia Erzegovina, nel contesto dell’ultimo conflitto balcanico.
Nonostante i nuovi echi azzurrini delle estati evaporanti dei turisti a bagno, la neve, che ha già lavato via le ombre di migliaia di fantasmi, raccoglie tutt’ora le orme di profughi eterni, profughi di guerre divenute silenziose, orme che si infrangono all’infinito nei tonfi sordi, in questo caso sì, della risacca.

Una curiosità: si dice che, in natura, il ciclo idrologico non abbia né un inizio, né una fine.


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