Articoli e Interviste

Caosmosi, storie minime di nuomini novunque

CRONACA DI UNA MORTE CEREBRALE ANNUNCIATA post facebook di Michele Guerra, attivista per i diritti umani, anarchico, scrittore
(Avvertenza: questo dialogo telefonico è realmente avvenuto, quindi V.M.M. Vietato ai Minorati Mentali)

– Pronto? Buonasera sono l’assessore alla cultura del Comune di Roveredo in Piano (amena località vicino Pordenone)
– Ah, sì, mi dica.
– La chiamo in merito alla mostra fotografica sui profughi di Paolo Youssef che lei dovrebbe presentare.
– Sì, guardi, come le dicevo possiamo fare a meno del proiettore e…
– No, no, in realtà volevo comunicarle che la mostra non si farà più.
(Finto stupore, ndr) – E come mai?
– Eh, insomma, come dire… Paolo pretendeva che la foto del manifesto ufficiale e di tutte le locandine che sarebbero state affisse in giro fosse quel ragazzo messo di profilo… non so se ha presente…
– Quello con il braccio segnato dalle ferite, sì.
– Ecco, proprio quello… Insomma ieri sera il grafico ci ha detto che la foto non va molto bene, no… e poi in giunta si è deciso che… lei mi capisce (perchè dicono sempre così? ndr.) il periodo qui è davvero delicato, quella foto potrebbe essere intesa male senza spiegazioni adeguate e noi come Amministrazione rispondiamo direttamente di tutto ciò che viene diffuso col nostro timbro… Lei capisce (ancora! ndr) quella foto mi sembra una scelta provocatoria, ma Paolo è irremovibile e dice che o si mette quella lì oppure non se ne fa nulla.
– Sssssssì… allora, lei lo sa che quelle sono ferite che il ragazzo si procurava da solo perchè privo di assistenza psicologica all’interno della merdosissima caserma in cui era praticamente recluso, manco fosse un criminale?
– No, no, certo, io capisco le motivazioni, ma sa… noi dobbiamo rendere conto alla cittadinanza ed il periodo è quello che è… ma lei non vorrebbe presentare il suo libro ugualmente, anche se non facciamo più la mostra?

…. Tu tu tu tu tu tu tu ….

Conclusioni: 1) Laddove i fasci fanno barricate per ogni cagata (guadagnando voti) la sinistra si pone il problema se il vestito che sta per indossare la mattina potrebbe turbare qualcuno per tutto il resto del giorno…
2) “il periodo” è mestruale da circa venticinque anni, per questo perdete tutte le elezioni e siete ridotti all’elemosina;
3) Non pretendo abbiate nozioni di fotografia o di attivismo, ma se proprio volete mostrarvi “solidali” organizzate una tombola in onore dei bambini della Papuasia Minore nel più vicino ospizio.
4) Perchè gli amministratori di centrosinistra, votati dai loro residenti, devono pensare che tutti i loro residenti siano dei decerebrati ottusi moralisti ed incapaci di interpretare una foto come quella sotto?
5) Certo, se loro sono questo (miseria e deserto) un po’ hanno anche ragione a considerare dei deficienti infantili quelli che li hanno votati…
6) Io ne ho i coglioni pieni dell’arte, delle migliaia di fuckoltá universitarie e di corsi che vorrebbero insegnarci quanto sia figo Danilo De Marco o quanta cazzo di fama abbia Sebastiao Salgado, se poi il tuo vicino di casa può candidarsi e diventare assessore alla cultura “de sinistra” dopo aver letto le etichette del supermercato – ed aver scambiato il barattolo dei pomodori per una sacca di sangue per trasfusioni…

post facebook di Riccardo Costantini, coordinatore di Cinemazero e del festival Le Voci dell’Inchiesta: La mostra dell’amico Paolo Youssef non si fa. La doveva ospitare un comune del pordenonese, tutto deciso, tutto pronto. Ma, quasi al via, la foto scelta da Paolo per la locandina non va bene all’amministrazione. Uno grida alla censura, uno lamenta un mancato dialogo, uno dice che è giusto che il comune dica la sua… Non m’interessa molto, ed è probabile che in mezzo manchi della comunicazione. Paolo Youssef che conosco come mite, dialogante, paziente e molto, molto genuinamente appassionato (merce rara) mi dice semplicemente “non ho capito cosa c’è che non va”. Neanche io, sul serio. La cosa che mi spiace, in ogni caso, è che non si vedrà la foto (e tutte le altre 52 di un percorso organico, di ricerca). Allora, nel mio piccolo, la pubblico qui, senza alcuna polemica né giudizio. E’ un ragazzo, richiedente asilo, temporaneamente ospitato in una caserma del Friuli Venezia Giulia. Forte, bello, resistente. S’infliggeva ferite sul corpo, vittima (in assenza di assitenza psicologica) dei tormenti della sua articolata vicenda di migrante. E’ un fatto, reale. E’ una persona, prima di tutto. E’ una storia di un essere umano. E’ la scelta di un fotografo di raccontarla. E’ la possibilità, quella sì non conciliabile, di conoscere. In particolare quello che troppi cercano di non mostrare e quindi ammettere, per non essere corresponsabili. Per dire – nel migliore dei casi – “…forse è vero che accade, ma comunque non qui e in ogni caso non per colpa mia. Che ci posso fare?

post facebook di Fabio Passador, fotografo, attivista per i diritti umani, membro direttivo circolo ARCI Tina Merlin: Un film già visto in precedenza, stavolta ancor più noioso. Se questo periodo buio di censura rispetto alla Storia e alle realtà marginali è pressoché attribuibile alla propaganda permanente delle forze di governo, anche a livello locale non ce la passiamo bene.
Questa mostra fotografica, che non è solo un’esposizione di immagini, racconta delle vite di ragazzi, spesso in profondità. Paolo Youssef è un autore dal gusto ruvido e la sua riservatezza parla con gli scatti, che invece sono un urlo contro silenzio e ingiustizia. Ancora una volta, un’amministrazione pubblica nega il patrocinio e blocca la mostra per colpa della locandina, come è successo a Trieste per il lavoro fatto dagli studenti di un istituto superiore e non gradito al Sindaco. Soltanto che a Roveredo in Piano chi ha detto no è una giunta comunale di centrosinistra.
Una mostra che avrebbe dovuto fare da contesto alla presentazione di un libro, il cui autore, dopo questo fatto, ha deciso di rinunciare all’evento. Io sto con i due autori, perché è il momento di avere coraggio, quello che a certi amministratori manca, oppure usano solo per screditare l’avversario, come è successo a me qualche volta nel mio comune “amico”.

e molti altri…