Short stories

Dingo e Max

L’Emarginazione ė un ambiente per la raccolta indifferenziata. E’ la parete liscia e scoscesa che delimita i sentieri. L’Emarginazione è una multinazionale coi suoi purgatori sparsi qua e là. E’ un tribunale con l’eco, dove ti incolpi del fatto che nessuno ti scagiona; il mantello incolore che un giorno metti sopra alle spalle del tuo essere per chi, di essere cosa e perché, e non sei più. L’Emarginazione è un aeroporto dove atterrano gli aerei che non decollano mai, la voce automatica di un telefono spento o irraggiungibile. E’ un’improvvisa epidemia, un’errata risposta immunitaria, una cura su un foglio fra le croci spente delle farmacie, una rotonda in cui nessuno rispetta la precedenza, uno sputo in terra che, prima o dopo, cade e ti bagna.


In questa storia, Dingo è il rifugio di animali, emarginati perché ritenuti non più idonei alla produzione di reddito o di compagnia.

Franca è la guida del rifugio e la mamma di Max, emarginata a sua volta dato che si occupa di altri emarginati.

Max vive l’emarginazione da otto anni e quando gli ho chiesto se voleva spiegarla dando anche lui un’immagine di sé, ha chiuso gli occhi una volta per dire sì.



Link http://www.rifugiodingo.it/


Caro Paolo, desidero esprimerti il mio pensiero, col rischio di ripetermi, perchè ritorna inevitabilmente il giudizio sulla tua opera, risento le emozioni che mi evocarono la prima volta. La tua è un’arte di trincea, che milita per il solo fatto di restituire la realtà a se stessa. La cifra stilistica che ti contraddistingue è, a mio incompetente parere, proprio questa crasi: cogliere l’iperealtà, spogliare le cose dalle sovrastrutture che noi stessi, le nostre percezioni, l’abitudine, la cultura che abitiamo, creano attorno alle cose stesse. Ciò che resta è la tua foto. Sembrano immagini universali, arrivate già fatte coi milioni di miliardi di immagini che la luce produce ogni istante, fatico a vederle come opera umana, atto di creazione. In realtà la fotografia si colloca in quel limes incerto tra realtà e creazione laddove ciò che si fotografa è reale ma sarebbe invisibile se il fotografo non lo mostrasse.

Enrico Chisari, medico veterinario