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CATERINA ZORZI, 28 luglio 1961 – 25 settembre 2017

https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/10/05/news/addio-a-kate-la-matta-instancabile-paladina-dei-diritti-degli-ultimi-1.15949332?refresh_ce

25 Settembre 2018

Un anno fa moriva Caterina Zorzi.
La presentazione “a sorpresa” di questo foto-video in Piazza Unità a Trieste, durante gli eventi per il World Aids Day del 1 dicembre 2016, alla presenza delle autorità, era valsa a disincagliare la pratica con la quale lei chiedeva inutilmente da molto tempo un alloggio popolare adeguato alle sue condizioni di salute di malata terminale.
Visse poco nel nuovo alloggio, ma tutto sommato ottenne il risarcimento (morale) che le era dovuto.
Mi telefonò dopo il trasloco: “Ho la vasca! Ho sempre sognato una vasca! E c’è il terrazzo per le mie cocorite!”.
Fu l’ultima volta che parlai con lei.

Nel dicembre del 2017 proposi al Comune di Trieste di ricordarla in occasione della nuova giornata del World Aids Day, non a scopo meramente commemorativo, ma per rispondere attraverso una discussione collettiva a quella domanda che lei aveva lanciato in questa specie di testamento spirituale e che tuttora giace sospesa:
“Perchè giudicate?”.
Mi pareva che fosse, e credo ancora che sia, una richiesta urgente da affrontare in nome di tutte le persone che ancora vivono il calvario di una malattia e che, prima ancora di morire, vengono stroncate dall’emarginazione. Quelle persone per i cui diritti Caterina ha sempre lottato con coraggio e tenacia straordinari.

Il Comune di Trieste dirottò la mia richiesta all’associazione “culturale” (le virgolette sono d’obbligo in questo caso) che gestiva le manifestazioni connesse alla celebrazione del World Aids Day, la quale mi chiese di compilare il modulo di un bando e infine mi rispose: “Caro Artista la sua proposta non è stata accolta perchè ritenuta non in linea col titolo del bando”.

Ma io insisto: perchè giudicate?

Trieste, dicembre 2016

Rispetto a questa lettera di denuncia che Caterina scrisse nel 2009, non molto è cambiato. Ma fortunatamente, 8 mesi dopo aver deciso di sospendere la terapia farmacologica, Caterina ha ripreso a curarsi e a lottare per sé e per gli altri.

16/11/2009: lettera RIVOLTA AL  MONDO ISTITUZIONALE, POLITICO E SOCIALE,
AGLI OPERATORI DELLA SANITA’, AI MEDIA,
ALLE PERSONE PORTATRICI DI HIV O MALATE,
ALLA SOCIETA’ CIVILE, AL MONDO CULTURALE,
ALLA SENSIBILITA’ DI TUTTE LE PERSONE ANCORA LIBERE NELLA MENTE E NEL CUORE, CHE COMPRENDONO L’IMPORTANZA DEI CONCETTI DI EQUITA’, GIUSTIZIA E DIGNITA’ SOCIALE.

Il mio nome è Caterina Zorzi e sono portatrice di HIV e in passato attivista per i diritti e la formazione socio-sanitaria di persone con HIV e di individui della società civile.
Negli anni in cui parlare di questa malattia significava parlare della peste del ventesimo secolo, feci una sceltà di visibilità e impegno che mi espose al continuo rischio dell’inumana umanità, che si sente contagiare al solo rivolgergli la parola.
Assieme ad un ristretto numero di persone sono stata partecipe di alcune azioni sul territorio nazionale e locale. Ho sempre voluto sentirmi svincolata da partiti o forze economico-finanziarie (come case farmaceutiche), per poter mantenere una capacità di giudizio e d’analisi che non fosse sanzionatrice ma analitica,non compromessa né assoggettata. Oggi queste scelte mi sono utili perchè sono libera di poter esprimere quanto sto dicendo, nonostante io non possa godere di nessun sostegno che mi permetta di far udire la mia voce al mondo-soprattutto istituzionale! Quello di cui parlo deve coinvolgere tutti noi come persone, con o senza HIV, visto che tutti noi usufruiamo di un SSN. La mia non è una provocazione, ma una decisione soppesata in mesi e mesi di riflessioni, a confronto con operatori, amici, persone nella stessa mia condizione, con personale sanitario e con i  familiari. Molti non condividono la mia scelta, perche vogliono e credono di potersi rapportare a me per quello che ero, una persona sieropositiva ancora con una dignità. Da parte mia ritengo di non avere più alcuna dignità. Mi è stata portata via dopo avermi dichiarato civilmente morta o, per meglio dire, non più in grado di sopravvivere. A cosa mi riferisco? Dopo un’ultima visita da parte della commissione che ha valutato il mio grado di invalidità sono stata dichiarata invalida al 100%, ma con diritto ad una pensione di 260 € mensili. La Legge sull’invalidità civile e HIV é del 1992, da allora nessun cambiamento,se non per la degenerazione della patologia sull’individuo, quest’ultima ha  modificato il suo gene. Dalla Commissione vengono valutati solo gli esami presentati dallo stesso interessato  ammenochè  lo stesso non sia colto da  crampi e formicolii alle gambe o al volto.. o al corpo intero. Inizialmente mi curavo con la Terapia Complementare anche se partecipai all’occupazione di Farmindustria (MI) rivendicando  il sacrosanto diritto di ottenere anche in Italia i farmaci retrovirali già diffusi in Europa! L’anno seguente tutte le strutture ospedaliere nazionali potevano disporre o abusare della suddetta, sopraggiunta disponibilità. Nel duemila a causa della morte improvvisa di Mio Figlio, la mia amica nonché responsabile di malattie infettive di un ospedale extraterritoriale, mi sequestrò per una settimana in ospedale e dopo avermi fatto riavere, mi spedì a casa con la mia valigia di farmaci. Da nove anni prendo gli inibitori della proteasi: ora peso 35 kg. Mi sono sempre chiesta la somma procapite che  le case farmaceutiche ricavano da ognuno di noi (bambini compresi) e trovo denigrante mercanteggiare la mia dignità con lo Stato per 260 miserrimi euro mensili. Vorrei portare ad esempio alcune cifre che riguardano gli altri Paesi dell’Europa Meridionale: Grecia 580.00 €, Francia, Portogallo e Spagna 480.00 €!!!! Con questi dati alla mano da quattro mesi ho interrotto l’assunzione di ogni farmaco della terapia e chiedo alle autorità preposte di indagare sul mercimonio che pugnala le nostre spalle; come per la tubercolosi chiediamo una pensione che ci permetta di VIVERE! La cosa che più mi ferisce è il fatto che alla “gente comune” venga fatto credere che i soldi non ci siano, se potessimo scegliere dove economizzare seguirei l’esempio di India e Brasile, acquistando il brevetto, producono gli stessi farmaci ad un costo che dai 15.000 Dollari scende a 300 (una notevole differenza!).
Ad ogni modo ho fatto la mia scelta, in nome della Dignità che non mi viene riconosciuta, rinuncio alla terapia salvavita e scelgo l’eutanasia autoindotta.
Mi rifiuto di arricchire i soliti furbetti continuando a vivere una vita ai margini della sopravvivenza.

Ringraziando anticipatamente per la cortese eventuale attenzione
Vi auguro buon lavoro
Saluti
Caterina Zorzi